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32. La trasmissione dei testi classici nel medioevo

La trasmissione dei testi classici latini nel medioevo – Una storia della tradizione manoscritta

 

Questo documento è disponibile anche come presentazione powerpoint.

Scaricala da http://annamaria75.altervista.org/Documenti/La-trasmissione-dei-testi-classici.ppt

 

La trasmissione dei testi classici latini

 

Una storia della tradizione manoscritta dei testi antichi

 

tradizione = trasmissione

dal latino trado = consegno, tramando

 

 

Cosa ci è giunto della letteratura latina? /1

 

§ Attraverso i secoli e i millenni è andata perduta gran parte delle letterature antiche

§ Si stima che ci sia giunto il 10% della letteratura latina e solo l’1% di quella greca

§  (le percentuali variano molto in base agli studi, vedi la stima di Bardon sotto)

§ “Ciò che ci resta della letteratura romana, come della greca, è soltanto un cumulo di rovine, tanto ridotto, in confronto alla sua originaria estensione, quanto i ruderi del Foro romano attuale in confronto a quello dell’età imperiale”.

 

Citazione da E. Norden, Conservazione e tradizione della letteratura romana, in La letteratura romana, Laterza, 1984 (II edizione it.), p. 223.

 

 

Cosa ci è giunto della letteratura latina? /2

 

Secondo Henry Bardon, autore dei due volumi di La littérature latine inconnue (La letteratura latina sconosciuta), 1952-56:

 

§  Ci sono noti 800 nomi di scrittori latini;

§  tra questi 800, di soli 144 ci sono arrivate una o più opere complete;

§  tra questi 800, di circa 300 non abbiamo neppure un frammento (dei rimanenti 350 circa abbiamo un numero più o meno ampio di frammenti, ma non opere intere);

§  Questi stessi 800 presumibilmente sono solo una piccola parte di quelli che scrissero in latino, e che conosceremmo se si fossero salvati altri documenti e storie letterarie antiche.

 

§  Ma chi si è salvato? Forse i migliori?

§  “Purtroppo, considerazioni del tutto estranee a meriti artistici e letterari (se non proprio il caso) hanno condannato autori che oggi celebreremmo al pari di Cicerone o Catullo: basti ricordare Licinio Calvo, Cornelio Gallo, Vario Rufo”.

 

Citazione da V. Paladini – E. Castorina, Storia della letteratura latina. II. Problemi critici, Patron, 1996, p. 2.

 

 

Cosa si è perso della letteratura latina?

 

§  Perdita di opere di ogni tipo (fatti salvi i frammenti):

§  24 opere teatrali di Ennio, 40 di Accio; l’Hortensius, un trattato filosofico di Cicerone, e tutta la sua opera poetica tranne qualche verso; quasi tutto Varrone, così come i poemi epici dei tempi di Virgilio; 107 libri su 142 della storia romana di Tito Livio; la maggior parte, non sappiamo quanto, del Satyricon; alcuni trattati di Seneca; interi tomi di Tacito o di Plinio il Vecchio: di quest’ultimo ci rimangono solo i 37 libri della Naturalis Historia, sui più di 500 volumi che dedicò alla grammatica, all’arte della guerra e ad altri argomenti… etc. etc.

§  Tutte le tragedie anteriori a Seneca; tutta l’annalistica preliviana (anzi, esclusi Cesare e Sallustio, tutta la storiografia di età repubblicana); tutta la poesia lirica anteriore a Catullo… etc. etc.

 

 

Come ci è giunta la letteratura latina?

 

§   Per tradizione diretta e…

§   …per tradizione indiretta

 

 

1. Per tradizione diretta

 

§ Ossia attraverso documenti scritti (come codici, papiri, iscrizioni…) che riproducono – attraverso copie successive – la stesura originaria dell’autore (cioè il suo autografo)

§ Non possediamo autografi degli autori greci o latini

§ Mentre ne disponiamo già per alcuni autori medievali, quali Petrarca, Boccaccio….

§ I manoscritti di autori classici che possediamo risalgono di solito all’età medievale, e solo in alcuni casi a periodi precedenti (per la letteratura greca soprattutto grazie ai ritrovamenti di antichissimi papiri)

 

Età dei manoscritti

 

§  I papiri ritrovati in Egitto riportano quasi sempre testi greci, e pochissimi testi latini

§  Tra questi, notevole il papiro che conserva 9 versi dell’elegiaco Cornelio Gallo; il papiro è del tardo I sec. a.C., e perciò è il più antico papiro latino finora conosciuto, oltre che esempio rarissimo di rotolo quasi contemporaneo all’autore del testo (ma per alcuni il papiro non è autentico)

§ I manoscritti più antichi arrivati fino a noi risalgono al IV-V sec. d.C. (molto rari, data l’antichità; p.es. 7 codici di Virgilio)

§ La maggior parte delle opere latine ci sono invece state trasmesse da manoscritti non anteriori ai secc. IX, X e XI

 

Numero dei manoscritti

 

§ Quante copie degli autori sono arrivate fino a noi?

§  Alcuni autori, soprattutto quelli usati già nell'antichità nei programmi scolastici, ci sono arrivati in molti manoscritti: p.es. Virgilio (ha la tradizione più ampia di tutti), Cicerone, Persio, Lucano, Plinio il Vecchio…

§  Ma, caso estremo à certi autori sono conservati da un solo manoscritto, e sono perciò stati a un passo dallo scomparire per sempre: p.es. il De lingua latina di Varrone, i libri XLI-XLV di Livio; molto importanti il De re publica di Cicerone (per giunta un palinsesto!), la Cena di Petronio,Tacito, Apuleio…

 

Varrone, De lingua latina (codice Florentinus dell’XI secolo copiato a Montecassino); Livio, libri XLI-XLV (codice Vindobonensis del V secolo, da Lorsch); Cicerone, De re publica (codice Vat. Lat. 5757, da Bobbio); Cena di Trimalcione di Petronio (Parisinus del XV secolo, da Traù); Tacito Annales I-VI (Mediceus I del IX secolo, da Corvey), Annales XI-XVI + Historiae I-V (Mediceus II dell’XI secolo, da Montecassino); Apuleio, Metamorfosi, Apologia, Florida (stesso codice Mediceus II).

Per la definizione di palinsesto vedi più avanti.

 

 

2. Per tradizione indiretta

 

§  Cioè attraverso citazioni di opere, o interi brani di esse, contenuti in testi di altri autori, per lo più trattati di grammatica o retorica dei secoli IV-VI d.C. (spesso riguardanti gli autori arcaici)

§  Queste citazioni sono dette frammenti

§  Esempi celebri di opere giunte in frammenti solo per tradizione indiretta: Annales di Ennio, Origines di Catone, le satire di Lucilio; ma anche le Historiae di Sallustio, l’Hortensius di Cicerone, etc. etc.!

 

§  Ma i frammenti…

§ Sono estrapolati dal contesto

§ Quasi sempre sono citati solo se contengono particolarità grammaticali o metriche

§ Perciò, quanto sono rappresentativi dell’opera in questione?

 

 

Il ruolo della filologia

 

Come critica del testo la filologia classica effettua:

§ Recensione dei codici: ricostruire, in una specie di albero genealogico (stemma codicum), le relazioni tra i vari codici manoscritti (recensio)

§ Confronto tra i codici al fine di… (collatio – collazione)

§ …restituire la forma più antica ipotizzabile del codice-testo (archètipo)

§ Correzione degli errori di trascrizione (emendatio – correzione)

§ Risultato: l’«edizione critica» del testo

 

 

Trasmissione dei testi difficile per

 

§  Debolezza del materiale scrittorio

§ per secoli i “libri” furono volumina – ossia rotoli – di papiro, materiale meno resistente della pergamena

§  Censura ideologica

§ damnatio memoriae per volere del potere politico nei confronti di alcuni autori e/o opere (p.es. Historiae di Asinio Pollione, Amores di Cornelio Gallo, etc.)

§  Ruolo della scuola

§ i testi studiati nelle scuole sono stati copiati molto più frequentemente (Virgilio, Cicerone, Orazio, Seneca, Terenzio, Sallustio, Lucano…)

§  Mancata trascrizione dal rotolo (volumen) al codice (codex)

1. i testi furono trascritti nella nuova forma del codice membranaceo (cioè fatto con fogli di pergamena) dal II-III sec. in poi; i testi lasciati in volumen sono andati perduti

2. tra il IV e il V secolo d.C., comunque, quasi tutti i grandi scrittori latini vennero trascritti sul nuovo supporto (codici di epoca tardoantica)

 

 

Dalla fine dell’impero romano (476 d.C.): 3 secoli (VI-VIII sec. d.C.) di altissimo rischio per la conservazione dei testi

§ I testi greci si conservarono per volontà degli imperatori bizantini

§ I testi latini furono salvati:

§ in Italia, per una breve stagione all’inizio del VI secolo, grazie all’attività degli eruditi della corte di Teodorico (Boezio e Cassiodoro, fondatore del monastero di Vivarium)

§ nei secoli più difficili per la sopravvivenza dei classici, grazie al lavoro di copiatura effettuato nei monasteri europei come Vivarium, Montecassino, Bobbio, Luxeuil, Corbie, San Gallo…

 

Cause della scomparsa dei testi antichi

Perché molte opere latine non sono arrivate fino a noi?

 

         Riduzione dell’interesse per la cultura profana à contrazione degli spazi e del tempo dedicato alla copiatura dei libri non cristiani negli scriptoria (i laboratori dove si copiavano i testi) dei monasteri

         Gli autori letti nelle scuole furono copiati di più rispetto a quelli di fruizione più limitata o più colta

         Il papiro era un materiale scrittorio poco resistente al di fuori del clima secco dell’Egitto, e si deteriorava facilmente in climi umidi; perciò testi scritti su quel supporto e non trascritti poi sui codici di pergamena andarono perduti

         Soprattutto in epoca romano-barbarica la copiatura dei volumi ebbe una crisi rilevante per scarso interesse delle classi dirigenti (vedi nota 1)

         La distruzione di molte biblioteche (private e pubbliche) causò la perdita di alcune opere (se rare e conservate solo in quella determinata biblioteca)

         L’uso dei palinsesti (nota 2) provocò la cancellazione di altre opere

         Da non trascurare… il gioco beffardo del caso, che ci ha conservato, ad es., le Puniche di Silio Italico, ma non gli Annales di Ennio, etc. etc.

 

1) L’unica eccezione riguarda il rapporto tra Teodorico e gli eruditi Boezio e Cassiodoro all’inizio del VI secolo: una stagione breve, ma importante per la conservazione libraria.

2) (Dal greco palin = di nuovo, e psào = raschio) Manoscritti raschiati per cancellare il testo e sostituirlo con un altro, a causa della rarità e del costo della pergamena nell’alto medioevo

 

 

Cause della scomparsa dei testi antichi:

un brano critico

 

“L’impoverimento del patrimonio letterario latino è dovuto in massima parte alle complesse vicende storiche (lotte religiose e politiche; e saccheggi, incendi, distruzioni) che hanno tormentato attraverso i secoli la storia di Roma e d’Europa; ma una buona parte di responsabilità deve essere ascritta alla stessa evoluzione della tecnica libraria e scrittoria, che generò almeno tre grandi occasioni per una generale ritrascrizione della letteratura esistente, ciò che, nello stesso tempo, provocò altrettante selezioni:

1) fra il II e il IV secolo d.C. si registrò il definitivo passaggio dal papiro in rotolo (volumen) alla pergamena ripiegata e tagliata in fogli (codex); è la cosiddetta «codificazione»;

2) fra l’VIII e il IX la rinascita culturale promossa da Carlo Magno e l’universale affermarsi della scrittura minuscola, detta perciò carolina, condusse alla traslitterazione dei precedenti codici in maiuscola (onciale e semionciale);

3) infine, tra la fine del XV e il XVI secolo si ebbe la traslitterazione, per così dire, definitiva: dal libro manoscritto al libro stampato.

Benché fondamentali per la fortuna del libro e quindi per la storia della civiltà, questi eventi (e i primi due soprattutto) hanno certamente contribuito alla definitiva scomparsa di opere che non si ritennero degne di ripagare la fatica, e la spesa, della trascrizione; la stessa imponente quantità di opere, rapportata alla necessaria lentezza del lavoro di copiatura, esigeva una cernita o almeno una graduatoria del materiale da trascrivere, e naturalmente furono favorite le opere meglio confacenti a una civiltà cristiana e alle esigenze della scuola.

Così oggi abbiamo numerosissimi codici di Prisciano e nessuno, per fare un esempio, dell’Hortensius di Cicerone; sono scomparse la maggior parte delle ponderose «decadi» di Tito Livio ma possediamo le comode Periochae dell’intera opera”.

 

 

Citazione da A. Traina - G. Bernardi Perini, Propedeutica al latino universitario, Patron, 1998, pp. 316-317.

 

 

La situazione tra VI e VIII secolo (prima dell’età carolingia)

Momento critico per la sopravvivenza dei testi: 550-750 d.C.

 

§ In Europa continentale cessazione del lavoro di copiatura, ad eccezione di alcuni scriptoria monastici (v. pag. 4)

§ Rimasero in circolazione solo i codici già realizzati, nel IV-V sec., prima delle invasioni barbariche…

§ …Furono questi a giungere fino all’inizio dell’IX secolo, che, ricopiandoli, li trasmise alle età successive

§ Uso dei palinsesti

§ Codici di pergamena raschiati del testo e poi riscritti (ad es. Cicerone De re publica, Gaio Institutiones; in questo periodo furono ridotti a palinsesto anche codici di Plauto, Terenzio, Seneca, Ovidio, e di molti altri…)

 

Inversione di tendenza: il salvataggio dei classici

 

§  Rinascita carolingia

§ Nel IX secolo Carlo Magno, coadiuvato dal monaco Alcuino, crea la Schola Palatina e un progetto complessivo di rinascita culturale. Nello scriptorium di corte vengono trasportati codici tardoantichi e ricopiati molti classici importanti (si crea, p.es., il codice Oblongus di Lucrezio)

§ Lo stesso avviene nella rete dei monasteri carolingi (Tours, Fleury, Lorsch, Reichenau, San Gallo…)

§ I codici vengono ricopiati in una nuova e più leggibile grafia (la minuscola carolina), che soppianta le varie scritture locali

§ I codices tardoantichi, risalenti ai secc. IV-VI, difficili da leggersi nelle loro imponenti grafie maiuscole e privi di suddivisione fra una parola e l’altra, furono dimenticati e col tempo andarono perduti

 

§  Nell’XI sec.

§ Fu importante ancora una volta il monastero benedettino di Montecassino, dove l’abate Desiderio fece copiare in scrittura beneventana una ricca serie di testi

 

§  Nel XII sec.

§ Con il sorgere delle Università vi fu una rinascita degli studi e quindi della necessità di libri

§ Molti classici latini tornarono in auge, p.es. Ovidio

§ Si diffusero anche i classici greci (con integrati i commenti degli intellettuali arabi Averroè e Avicenna), ma solo in traduzione latina (il greco antico non era più conosciuto)

 

Tra ‘300 e ‘400:

Riscoperta e fortuna definitiva dei classici

 

§ In Italia, tra ‘300 e ‘400, venne assicurato il definitivo salvataggio dei testi latini già noti, e la riscoperta di classici del tutto ignoti o conosciuti solo parzialmente

§ Gli umanisti italiani (già a fine ‘200 operavano gli esponenti del cosiddetto preumanesimo padovano) spulciarono le biblioteche dei monasteri per recuperare gli antichi codices, copiarli e divulgarli

§ Con l’invenzione della stampa tutte le opere passarono nel nuovo formato

§ Prima edizione a stampa di un testo: EDITIO PRINCEPS

§ L’editio princeps è importante perché a volte i manoscritti da cui derivava sono andati perduti (p.es. per alcune lettere di Cicerone e Plinio il Giovane)

 

 

In sintesi

Tappe fondamentali nella tradizione manoscritta dei testi classici

 

Un grazie a Marisa Spada, che mi “regalato” la prima versione di questo documento.


lunedì, 16 feb 2009 Ore. 10.21

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