Praza de Cresia. In Rete dall'11\06\2006


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Anno 2007

Anno 2006

Oristano. Stemma di mons. ignazio sanna


VITA NOSTRA 25\2006

Secondo la tradizione araldica ecclesiastica,lo stemma di un Arcivescovo Metropolita è
tradizionalmente composto da: uno scudo che può avere varie forme (sempre riconducibile a fattezze di scudo), e contiene dei simbolismi tratti da idealità personali, o da tradizioni
familiari, oppure da riferimenti al proprio nome, all’ambiente di vita o ad altro;
· una croce doppia, arcivescovile (detta anche “patriarcale”) con due bracci traversi all’asta, in oro, posta in palo, ovvero verticalmente dietro lo scudo;· un cappello prelatizio (detto galero),
con cordoni a venti fiocchi, pendenti, dieci per ciascun lato (ordinati, dall’alto in basso, in 1.2.3.4), il tutto di colore verde;
· un pallio bianco caricato di piccole
croci “patenti” (greche) nere;
· un cartiglio inferiore recante il motto
scritto abitualmente in nero.
Per lo stemma di Mons. Ignazio Sanna è stato
scelto uno scudo di foggia sannitica, classica
e frequentemente usata nell’araldica ecclesiastica
e una croce patriarcale “trifogliata” in oro,
con cinque gemme rosse a simboleggiare le
gloriose piaghe di Cristo.
Blasonatura (descrizione araldica) dello
scudo dell’Arcivescovo Mons. Ignazio
Sanna
“Tagliato: nel 1° di argento, a tre spighe di
grano naturale e al tralcio di vita, fruttato e
fogliato dello stesso, posti in decusse; nel 2°
di azzurro, a due barelle ondate di argento in
punta, sovrastate da una stella dello stesso e
alla bordura di oro, caricata di tredici fiamme
di rosso”.
Il Motto
(1 Gv 4,16). Le parole tratte dalla Prima lettera
di San Giovanni Apostolo, sono un chiaro
riferimento alla Prima Enciclica del Santo Padre
Benedetto XV.
Interpretazione
Gli ornamenti esterni caratterizzanti lo stemma
di un Arcivescovo Metropolita oltre i venti
fiocchi verdi pendenti ai due lati dello scudo,
sono la croce arcivescovile ed il pallio.
Tale croce detta anche “patriarcale”, a due
bracci traversi, identifica appunto la dignità
arcivescovile: infatti nel XV secolo, essa fu
adottata dai Patriarchi e, poco dopo, dagli Arcivescovi.
Alcuni studiosi ritengono che il primo
braccio traverso, quello più corto, volesse richiamare
il cartello con l’iscrizione “INRI” posta sulla
Croce al momento della Crocifissione di Gesù.
Il pallio, indossato attorno al collo e poggiante
sulle spalle e sul petto, sopra i paramenti liturgici,
è costituito da una striscia di lana bianca su
cui sono cucite sei crocette di seta nera. Veniva
portato in antichità solo dal Romano Pontefice
come simbolo della sua suprema potestà di Pastore
dei Pastori (dei Vescovi) e del popolo di Dio.
A partire dal IV secolo ne fu concesso l’uso anche
agli Arcivescovi posti a capo di Arcidiocesi
Metropolitane per sottolineare la condivisione dei
poteri del Papa nell’amministrare giurisdizioni ecclesiastiche
di rilevante e antica importanza storica
(come appunto l’Arcidiocesi di Oristano -
XI secolo).
Per antica tradizione i palli vengono confezionati
con la lana di due agnelli bianchi che vengono
benedetti il 21 gennaio nella basilica di S. Agnese
in Roma. Gli stessi palli sono poi benedetti dal
Papa durante i vespri della solennità dei santi Pietro
e Paolo e imposti il giorno seguente ai nuovi
Arcivescovi Metropoliti che ne hanno fatto in precedenza,
come da tradizione iniziata nel IX secolo,
espressa richiesta al Santo Padre
(“postulazione del pallio”).
L’uva e le spighe di grano sono il simbolo classico
dell’Eucaristia istituita da Nostro Signore
Gesù Cristo nell’Ultima Cena, il Pane e il Vino
della Nuova Alleanza, sono la rappresentazione
del “sacrificio-memoriale” che si rinnova costantemente
nella Celebrazione della Santa Messa..
Questi simboli eucaristici sono posti su un campo
d’argento, simbolo della trasparenza, quindi
della Verità, per sottolineare il messaggio di orientamento
e di salvezza: “io sono la Via, la Verità e
la Vita” (Gv 14,6) che Gesù proclama nella risposta
data all’apostolo Tommaso.
La stella simboleggia la Vergine Maria (maris
Stella)” e le onde rappresentano il mare sulle cui
acque si affaccia la città di Oristano; il campo è
in azzurro, colore simbolo dell’incorruttibilità del
cielo, delle idealità che salgono verso l’alto; rappresentano
il distacco dai valori terreni e l’ascesa
dell’anima verso Dio.
La “bordura” che racchiude lo scudo è in oro, il
metallo più nobile, simbolo della prima virtù la Fede:
infatti solo attraverso la fede ci è possibile comprendere
appieno la forza salvifica dello Spirito Santo,
qui rappresentato con le tredici fiamme che scesero
su Maria e sugli Apostoli riuniti nel Cenacolo, il giorno
della Pentecoste. Inoltre le lingue di fuoco, in latino
ignis, vogliono anche fare riferimento al nome
del nuovo Arcivescovo Ignazio.
Categoria: vescovo
giovedì, 22 giu 2006 Ore. 09.03

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