Praza de Cresia. In Rete dall'11\06\2006


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Bonorva. Il parroco tuona contro l'omertà

UNIONE SARDA
«Chi sa parli. Noi siamo disposti ad accogliere le confidenze e i segreti di chiunque». È stato un appello contro l'omertà che ancora oggi avvolge il sequestro di Giovanni Battista Pinna quello lanciato ieri dal parroco di Bonorva don Tore Ruzzu durante la predica domenicale. L'ennesimo da quando, il 19 settembre, Titti Pinna è stato prelevato dalla sua azienda da un gruppo di malviventi. Il sacerdote ha ancora una volta definito il sequestro uno dei crimini più odiosi perché disprezza la vita umana: «La persona umana - ha detto ancora - ha un valore assoluto che non può essere calpestato, che non può essere barattato, tanto meno per la viltà di un facile guadagno. È un crimine che grida vendetta». Ieri era la festa degli anziani del paese. In chiesa il parroco ha benedetto lo stendardo dell'associazione di cui fa parte anche il padre del sequestrato. Ma il circolo ha rinunciato ai festeggiamenti: «Lo faremo quando Titti tornerà in libertà, speriamo presto» hanno detto. Il pensiero di don Ruzzu è più volte andato alla famiglia del sequestrato, al dramma che sta vivendo quotidianamente, alla solidarietà che il paese ha saputo manifestare silenziosamente ma in modo significativo con la fiaccolata di qualche giorno fa. Giovani e anziani, sindaci e amministratori di vari comuni, tutti insieme per dire no al sequestro e chiedere la liberazione del sequestrato. Finora non è servito. Ad oggi sono tredici i giorni di prigionia di Titti Pinna e non vi sono segnali interpretabili in alcun senso. Quello che doveva essere un sequestro lampo da chiudere con il pagamento di 300 milioni è oggi un mistero. Dopo le telefonate ormai note, fra cui la prima del sequestrato, sul rapimento è calato un silenzio preoccupante. Gibi Puggioni
Categoria: Rassegna stampa
lunedì, 02 ott 2006 Ore. 08.20

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