domenico riccio


cittadino dello antico et populare Stato di Lucca

La grande bugia ( di Domenico Riccio)

“Abbiamo cercato di fare un lavoro onesto. E se qualcuno rognerà, lasciamolo rognare. A noi che ce ne importa?”. Sono le ultime parole de “La grande bugia” di Giampaolo Pansa. Io non intendo rognare, ma ringraziare questo importante scrittore di sinistra che con i suoi ultimi libri (I figli dell’Aquila, Il sangue dei vinti, Sconosciuto 1945 e quest’ultimo) ha cercato di riempire quelle “zone d’ombra” nella storia della Resistenza, durante e dopo la fine della guerra civile, e riportare gli “eccessi” e le “aberrazioni” dei vincitori contro i vinti, di cui ha parlato il Presidente Napolitano nel discorso del suo insediamento. Interessanti e anche commoventi le storie personali riportate, come quelle di Carlo e Sylva, per citare le ultime, da cui si evince che anche chi è morto dalla parte sbagliata merita la stessa dignità di chi è morto dalla parte giusta, perché gli uni e gli altri hanno combattuto fino al sacrificio della vita credendo in un ideale. Degna di attenzione è l’affermazione di Luca Tadolini sulla “guerra civile”, che è tale solo se c’è una partecipazione massiccia della popolazione. Fra il ‘43 e il ‘45 la partecipazione di civili fu molto limitata: da una parte c’era l’esercito tedesco e della RSI, dall’altra l’esercito degli anglo-americani aiutato dalla guerriglia resistenziale composta in prevalenza da comunisti. La maggior parte della popolazione è rimasta in attesa, in quella “zona grigia”, come la definisce lo storico Renzo De Felice, e sperava solo che la guerra finisse. Fanno molto riflettere le parole di Sergio Luzzatto, “l’antifascista delle caverne”, quando ancora oggi sostiene che “esistono cause per le quali è giusto uccidere”. Pansa ricostruisce le vicende di coloro che prima di lui sono stati bersagliati dalla potente guerra delle parole e della propaganda di sinistra, che ha sempre rifiutato ogni benché minima revisione della “grande bugia”, del “ritratto reticente, incompleto, spesso falso e dunque bugiardo della nostra guerra civile, che le sinistre italiane hanno costruito e protetto per sessant’anni”. “I comunisti - diceva Giorgio Almirante – hanno capito che la guerra delle parole è la più importante e che nessun tipo di armamenti resiste agli eserciti delle parole. Hanno associato la parola comunismo alle parole che la gente gradisce: pace, libertà, giustizia, progresso; e sono stati capaci di farlo nel periodo storico in cui, dall’Ungheria alla Cecoslovacchia, dalla Corea all’Indocina, da Cuba al Medio Oriente, tutto il mondo è stato testimone dell’associazione di fatto della parola comunismo con le tremende parole che si chiamano: guerra, oppressione, tirannia, strage”. Ma tornando alla “Grande bugia”, essa non riguarda, a mio avviso, solo il periodo della guerra civile. Gli anni settanta, gli anni di piombo, delle stragi, sono anch’essi avvolti nella menzogna e nella falsa propaganda della sinistra, la quale ritiene ancora che tutte le stragi siano state fasciste, che gli estremisti di sinistra caduti siano dei martiri e che i ragazzi di destra uccisi altro non sono che topi di fogna. Mi piacerebbe che un uomo onesto come Giampaolo Pansa, che quei periodi ha vissuto, scrivesse qualcosa d’interessante anche sulla stagione del terrorismo. E l’ultimo tentativo della sinistra di nascondere la verità è quello relativo al “dossier Mitrokin”, che poteva permettere di fare chiarezza sui contatti tra i nostri utili idioti, pronti a tradire la Patria per soldi o ideologia e consegnarla alla dittatura sovietica, e il KGB. Mitrokin riportava nomi e cognomi ed altri nomi in codice che potevano diventare reali, se solo si voleva. Ma tutto è stato semplicemente silenziato. Sono convinto che, fino a quando rimarrà intoccabile il tabù della grande bugia, fino a quando tutti gli scheletri non saranno usciti dagli armadi, fino a quando non si scoperchierà la pentola colma di falsi miti, fino a quando la storia non metterà ognuno al suo posto, non ci potrà essere pacificazione fra gli italiani. Il merito di Giampaolo Pansa, che mercoledi sera è venuto a Lucca a presentare il suo libro, è quello di aver cominciato a sistemare al loro giusto posto i tasselli fondamentali di questo processo.
Categoria: Attualità
domenica, 19 nov 2006 Ore. 14.21
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