domenico riccio


cittadino dello antico et populare Stato di Lucca

Pompeo Girolamo Batoni (di Domenico Riccio)

Tutte le mattine mi reco al mio ufficio in piazza San Frediano e, all’inizio della via Anguillara, là ove essa fa angolo con via San Frediano, a dieci metri dalla splendida facciata dell’antica basilica del santo che deviò il fiume Serchio, incontro e saluto Pompeo Girolamo Batoni, grande pittore lucchese del Settecento.
Sotto il suo busto, opera di C. Dal Poggetto, si legge: “A Pompeo Batoni che riconducendo l’arte allo studio dei grandi maestri del vero fu giudicato primo tra i pittori del Sec. XVIII. Qui dove nacque il XXV Gen. MDCCVIII i cittadini posero nel MCMXI”.
Nato dunque a Lucca nel 1708, Pompeo Girolamo Batoni fu iniziato alla tecnica del disegno da suo padre, che era un affermato orafo, e dagli artisti Giandomenico Lombardi e Domenico Brughieri.
Grazie al sostegno della famiglia e di alcuni mecenati lucchesi che credettero nel talento del ragazzo, a soli diciannove anni poté trasferirsi a Roma per formarsi sul classicismo, esercitandosi nel disegno di modelli dal vivo e nel copiare le opere di Raffaello, del Guercino e di Annibale Carracci presso il Vaticano e la Villa Farnesina. Fu proprio in questa villa nobiliare suburbana che si invaghì della bella figlia del custode e la prese in sposa. Il padre e i mecenati lucchesi non approvarono quel matrimonio di basso rango e gli tolsero ogni sussidio.
Batoni allora fu costretto a guadagnarsi da vivere, disegnando e vendendo copie di opere e facendo ritratti a signori di passaggio. Superato il momento più difficile, cominciò a frequentare la scuola di Agostino Masucci e soprattutto quella di Francesco Ferdinandi, detto l’Imperiali, presso il quale assimilò il classicismo romano, e a collaborare con importanti paesaggisti, come Locatelli e Van Bloemen. Ebbe in tal modo la possibilità di farsi conoscere ed apprezzare da personaggi di alto lignaggio. Arrivò così la prima commissione di rilievo: la Madonna con Bambino e Santi per la chiesa di San Gregorio al Celio, che fu seguita dalla pala Cristo in gloria e Santi per la chiesa dei Santi Celso e Giuliano.
Verso la metà degli anni trenta era già un artista molto importante e sono di quel periodo opere come la Presentazione al Tempio nella chiesa di Santa Maria della Pace a Brescia, il Trionfo di Venezia al Raleigh Art Museum negli USA, la Verità scoperta dal Tempo e quattro Allegorie al Palazzo Colonna a Roma, la Consegna delle Chiavi e gli Evangelisti al Quirinale.
Nel 1741 entrò nell’accademia romana di belle arti “San Luca” e nel 1743 (la data è indicata in basso a destra) dipinse l’Estasi di santa Caterina da Siena, che si ammira a Lucca nel Museo Nazionale di Villa Guinigi. A proposito di quest’olio su tela così si esprime la Isa Belli Bartali nella sua “Lucca - Guida alla città”: “La realtà psicologica del soggetto – sentimento della mistica grazia, compartecipazione quasi soccorrevole degli angeli, appassionato pathos – si compendia in una suprema maestria linguistica che si esprime nella dolce bellezza dei tratti, nelle rispondenze armoniche delle figure, negli effetti preziosi di luce e di colore che smaterializzano lo spazio: riflessi rossi e verdi, calde ombre che quasi panneggiano le figure minori lasciando in piena luce zenitale – a folgorare i biondi puri della veste – la morbida figura della santa”.
Negli anni cinquanta era ormai considerato, a livello europeo, il miglior pittore italiano. Ebbe commissioni importantissime, come la Caduta di Simon Mago per la basilica di San Pietro, oggi in Santa Maria degli Angeli.
Oltre ai dipinti di natura religiosa e alle opere a soggetto storico e mitologico, come Achille alla corte di Licomede agli Uffizi, Ercole fanciullo e Ercole al bivio a Palazzo Pitti e la Fuga da Troia nella Galleria Sabauda di Torino, l’artista lucchese si specializzò come ritrattista e divenne il pittore prediletto dell’aristocrazia europea.
I suoi compensi schizzarono alle stelle e furono soprattutto principi e sovrani a commissionargli delle opere: da Maria Carolina di Napoli a Federico il Grande, da Maria Teresa d’Austria a Caterina di Russia, dall’imperatore Giuseppe II al papa Pio VI.
Dopo aver realizzato altre importanti opere di genere celebrativo, come l’Allegoria della religione e l’Allegria per la morte di due figli di Ferdinando IV nella Reggia di Caserta, e Teti affida a Chionne l’educazione di Achille e la Continenza di Scipione all’Ermitage di San Pietroburgo, negli ultimi anni della vita si dedicò soprattutto alla realizzazione delle sette pale d’altare commissionate da Maria Francesca di Braganza, regina del Portogallo, per la chiesa del Sacro Cuore all’Estrela di Lisbona.
A Lucca, nel palazzo Cenami, uno degli unici tre (insieme con i palazzi Mazzarosa e Minutoli-Tegrimi) delle antiche famiglie della città che conservano ancora gli arredi originari, possiamo osservare l’autoritratto dell’artista, firmato “P. Batoni pinxit Romae an. 1772”.
Nel palazzo Mazzarosa, che “a causa del gran numero di contanti che questo cavaliere tiene in casa” possiede una robusta porta di ferro, “cosa che a Lucca – precisa G.C. Martini verso la fine del Settecento – non è permessa a nessun altro”, e dove è conservata la più considerevole collezione privata della città, si trovano vari dipinti del Batoni: Allegoria della Sapienza, Allegoria della Giustizia e della Pace, San Giuseppe, Madonna del libro e Morte di Lucrezia.
Due tele sono conservate anche nel palazzo Minutoli-tegrimi: Atalanta piange Meleagro e Prometeo Animatore.
Nel già citato Museo di Villa Guinigi troviamo anche il Ritratto dell’arcivescovo Giovan Domenico Mansi, proveniente dalla biblioteca di Santa Maria Corteorlandini, e il Martirio di San Bartolomeo, che sulla pietra sotto il piede sinistro del santo è datato “P.B. 1749” e proviene dalla chiesa di San Ponziano.
Pompeo Girolamo Batoni morì a Roma il 4 febbraio del 1787. Lucca non lo ha dimenticato e, oltre al busto di via dell’Anguillara, gli ha intitolato anche una via della città, il tratto della circonvallazione tra il piazzale Martiri della Libertà e il viale Agostino Marti.
Categoria: Attualità
mercoledì, 03 gen 2007 Ore. 23.33
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