domenico riccio


cittadino dello antico et populare Stato di Lucca

Papa Alessandro II, vescovo di Lucca (di Domenico Riccio)

Quando Anselmo da Baggio venne eletto papa, il potere politico aveva un ruolo dominante anche nelle scelte ecclesiastiche. Lo stesso Anselmo, infatti, era stato nominato vescovo di Lucca non dal papa ma dall’imperatore, presso la cui corte aveva vissuto per circa tredici anni, dal 1040 al 1053. E le alte cariche della chiesa erano spesso rappresentate da personaggi molto discutibili e dediti alla simonia (acquisto e vendita di cariche ecclesiastiche) e al nicolaismo (concubinato). Nel 1045 morì il vescovo di Milano, Ariberto da Intimiano, e i milanesi chiesero all’imperatore di scegliere il successore fra quattro personaggi di specchiata moralità: Anselmo da Baggio, Arialdo da Carimate, Attone e Landolfo Cotta. Enrico III, invece, nominò il nicolaita Guido da Velate. Contro questi e per contrastare la diffusa depravazione del clero, nacque allora il movimento dei Patarini (forse dal termine spregiativo milanese pataria = straccio, pezzente), guidato da Landolfo Cotta e sostenuto, oltre che da Arialdo e Attone, dallo stesso Anselmo e da Ildebrando di Soana, che poi succederà sul soglio pontificio proprio ad Anselmo e diventerà il grande papa Gregorio VII. Poiché i Patarini, che incitavano a rifiutare i sacramenti somministrati dai sacerdoti corrotti e nicolaiti, facevano molta presa sulla popolazione, l’imperatore si decise ad intervenire e, mentre Guido scomunicava Landolfo e Arialdo, egli nominò Anselmo da Baggio vescovo dell’importante diocesi di Lucca. Anselmo si adoperò allora per il risanamento economico e morale della sua diocesi e si distinse per la realizzazione di numerose opere pubbliche. Fece ricostruire la chiesa di Sant’Alessandro (1057), “la più antica chiesa lucchese pervenuta fino ai nostri giorni con poche modifiche”, come scrive Maria Grazia Tolfo, e qualche anno dopo anche la chiesa di San Michele in Foro e il Duomo di San Martino, ove dispose che il Volto Santo, molto venerato in tutta la cristianità, venisse posto in una apposita cappella (non quella attuale che risale al 1482 ed è opera di Matteo Civitali). Alla morte di Niccolò II, avvenuta il 27 luglio del 1061, Anselmo da Baggio, sostenuto dall’amico Ildebrando e da tutti i riformatori, nonché dai normanni e da Beatrice di Toscana, il 30 settembre di quell’anno fu eletto papa dai cardinali vescovi, assunse il nome di Alessandro II e, conservando il titolo di vescovo di Lucca, prese possesso del trono pontificio. L’aristocrazia romana, che era rimasta esclusa dall’elezione in base ai dettami della bolla di Niccolò II del 1059, che non permetteva l’elezione di un papa da parte dei laici, si rivolse alla corte imperiale. E i vescovi germanici, riuniti nel concilio di Basilea il 28 ottobre 1061, non riconobbero l’elezione di Alessandro II e, dopo aver decretato patricius romanorum Enrico IV, dodicenne figlio di Enrico III, deceduto già nel 1056, elessero papa il vescovo di Parma Pietro Cadalo, che assunse il nome di Onorio II. L’antipapa Onorio II, sostenuto da Agnese di Poitou, imperatrice reggente, e da Benzone, vescovo di Alba, invase con le armi la sede pontificia e nel marzo del 1062 si insediò in Castel Sant’Angelo. Nel frattempo, però, l’arcivescovo di Colonia Annone, che era vicino ai riformisti, estromise Agnese dalla reggenza dell’impero, prese sotto la sua protezione il giovanissimo Enrico IV e tolse l’appoggio all’antipapa. A Roma, quindi, si venne a creare una situazione di stallo. Onorio II, indebolito, chiese sostegno ai bizantini; Alessandro II, invece, rafforzò l’intesa con i normanni. E mentre Goffredo di Lorena, marito di Beatrice di Toscana, coglieva la ghiotta occasione per farsi arbitro della contesa, ordinando a entrambe le parti di deporre le armi e invitando i due pontefici a ritirarsi nelle rispettive diocesi di Lucca e di Parma, il reggente imperiale Annone affidò il compito di dirimere lo scisma al nipote Burcardo, vescovo di Alberstadt. Burcardo decretò valida l’elezione di Alessandro II e questi, scortato dall’esercito di Goffredo, nell’aprile del 1063 poté fare ritorno a Roma. Onorio II tentò ancora di riprendersi il potere, ma il papa convocò un concilio in Laterano e lo fece destituire e scomunicare. La soluzione conclusiva dello scisma, però, si ebbe solo il 31 maggio del 1064, allorché, convocato il concilio di Mantova e presenti sia i vescovi italiani che tedeschi, Alessandro II fu definitivamente riconosciuto quale papa legittimo. Nel corso del suo pontificato, Alessandro II sostenne i normanni di Roberto il Guiscardo (col quale poi entrerà in dissidio) nella cacciata degli arabi e la conquista della Sicilia (1063), appoggiò Filippo I Capeto contro i musulmani di Spagna e Guglielmo di Normandia (detto il Conquistatore) contro l’usurpatore Aroldo per la conquista del trono d’Inghilterra (1066). Intervenne anche in Germania per risolvere le incessanti controversie fra i grandi prelati e incoraggiò la costruzione della grande Abbazia di Montecassino (che verrà distrutta quasi mille anni dopo dai bombardamenti americani del 1944 e ricostruita nel 1964). Nel 1069 morì Goffredo di Toscana e per il papa ricominciarono i problemi. I nobili romani, infatti, ne approfittarono per rivendicare la signoria della città di Roma. Nel 1070 ritornò a Lucca, che era rimasta la sua diocesi, ed inaugurò il ristrutturato Duomo, sul fronte centrale del quale, scrive Dino Grilli, fece murare una lapide per avvertire che chiunque avesse osato modificare o danneggiare l’edificio sarebbe stato scomunicato in eterno. Ecco il testo integrale dettato in esametri dallo stesso papa: “Uius que celsi radiant fastigia templi/ sunt sub Alexandro Papa Secundo constructa/ ad curam cuius proprios et praesulis usus/ ipse domos sedes presentes struxit et edes/ in quibus hospitium faciens terrena potestas/ ut sit in aeterno statuens anathemate/ sanxit milleque sex denis templum fundamine/ iacto lustro sub bino sacrum stat fine peracto”. In quello stesso anno, in Francia, si formava per la prima volta un’istituzione chiamata “La comune” o semplicemente “Comune”. Fu Le Mans il primo Comune d’Europa. L’idea di governi cittadini autonomi si estenderà poi a macchia d’olio non solo in Francia, ma anche nel resto d’Europa e nell’Italia settentrionale e centrale. Pare sia stato proprio Lucca il primo Comune d’Italia. Ma Alessandro II proseguì soprattutto la sua opera di moralizzazione della chiesa. Proibì al clero l’accumulo di benefici e la loro investitura da parte di laici e convalidò i decreti di Niccolò II sull’elezione papale. Affiancato dal suo amico Ildebrando, sostenne i Patarini (che un secolo dopo saranno scomunicati proprio da un papa lucchese, Lucio III) nella lotta contro la simonia e il concubinato, inasprì ulteriormente i rapporti con l’arcivescovo di Milano Guido, che fu costretto ad abdicare (1071), e sventò la nomina al suo posto di Goffredo, un prete antiriformista fedele ad Enrico IV, imponendo l’elezione di Attone e riproponendo così il problema dei rapporti tra papato e impero, che sarà poi proseguito con maggiore intensità ed efficacia dal suo successore Gregorio VII. Alessandro II, che era nato a Baggio nel milanese intorno al 1012, morì a Roma il 21 aprile 1073 e fu sepolto in Laterano.

Categoria: Attualità
giovedì, 11 gen 2007 Ore. 20.43
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